venerdì 17 luglio 2015

Il mio Stanlio





In un quaderno di ricordi scritti a  penna, dalle pagine leggermente stropicciate che non posso più cancellare, riscrivere, correggere, ho trovato in un foglio colorato, il ricordo del mio Stanlio, mi soffermo e trovo un punto interrogativo  troppo invadente, soffocante.
Il mio Stanlio si chiamava Carlo, Carlo e suo fratello gemello hanno rappresentato i nostri Stanlio ed Ollio dell'infanzia, di quell'infanzia nascosta tra i banchi di scuola, quando si approfittava dell'assenza della maestra per imitare personaggi della nostra epoca. Un'epoca cristallizzata nella quale ci siamo tuffati con quei pochi attimi di fortunata incoscienza.
Il mio Stanlio, il nostro Stanlio ci ha lasciato troppo in fretta in una notte di stelle e di rimpianti ...

Dio vide che eri stanco, e non c’era alcuna cura, 
così ti ha abbracciato e ti ha sussurrato “vieni con me”.
 Con occhi di pianto ti abbiamo visto spirare.
 Anche se ti abbiamo tanto amato non abbiamo potuto tenerti vicino a noi. 
Un cuore d’oro ha smesso di battere, mani lavoratrici ora riposano.
 Dio ci ha messo alla prova e ci ha colpiti al cuore, 
ma Lui chiama a se solo i migliori.

sabato 11 luglio 2015

Io sono ... Flavio Mezzanotte



Come un diario ogni giorno, la vita scrive sul volto la nostra storia, quello sguardo siamo noi. In quei segni  rimangono ricordi indelebili. La nostra storia con dentro un'altra storia … anni sbiaditi in colori senza più tinte macchiati da aloni che s’ingrigiscono nel loro inutile esasperato vivere, segni che il passare del tempo hanno depositato intorno al nostro sguardo, segni fatti di fatiche, sofferenze, felicità, amore.
Persone come stese al sole, nella speranza che un raggio di sole illumini i loro pensieri  accarezzandoli con un vento tiepido  che nel suo incedere ha bruciato lo sguardo, offuscandone il comune sentire, rimanendo pietrificati quando l'eroe diventa vittima di se stesso nell'atto estremo di immolarsi nel nome di un gesto di altruismo.
Nel suo sguardo c'è una vita intera, tratti d'infanzia rimasti fissati nelle sue pupille che addolciscono malinconie, ammorbidiscono i solchi che le fatiche passate hanno segnato i suoi occhi, accarezzano quella sottile maglia che le emozioni passate hanno inciso nel cuore di tutti i bambini che si chiamano Marco.

venerdì 10 luglio 2015

Giù le mani dal bambino che sei stato e che sarai ancora



Ci racconteranno che è stata colpa dei soccorritori per un eccesso di zelo, di quella dannata botola. Ci ubriacheranno di parole senza senso per non svelarci i nomi dei veri colpevoli morali. Si venderanno alla stampa e all'opinione pubblica con i loro volti costernati, falsamente addolorati e commossi. Si esibiranno con la cinicità celata da un ghigno di sofferenza. 
Ma questo è materiale per i grandi.
Tu eri semplicemente un bambino, e non potevi sapere di trovarti improvvisamente in un gioco più grande di te, che i potenti si divertono a costruire per passatempo. Tu l'avrai presa come un gioco, come una cosa divertente, con lo spirito disincantato dei bambini della tua età. Come quando guidavi la tua macchinina giocattolo. Alla fine si trattava di fare un saltino da una parte all'altra. Ma in un istante quel gioco pericoloso si è trasformato in una tragedia.
... E
i potenti, quelli che siedono sulle poltrone di velluto rosso non sanno che i bambini come Marco sono piccoli ma più intelligenti di noi. Che i bambini come Marco hanno le ginocchia ruvide e livide  e se le sbucciano perchè corrono e inciampano sul selciato. Che i bambini come Marco si asciugano il naso che gocciola con la manica della felpa pur di non smettere di giocare. Che i bambini come Marco non vorrebbero mai lavarsi  perché  non gli  importa di essere più belli. Che i bambini come Marco fanno i capricci anche se è Natale e che gli tocca andare a scuola in autobus. 
Non sanno che eri un bambino tranquillo e felice con i tuoi calzoncini corti e la tua maglietta ... e che se ora non ci sei più  è perché quel giocattolo che avevano costruito i grandi si è rotto troppo in fretta e non avevano soldini per ripararlo o se ne avevano, li avevano dati alle persone sbagliate.