domenica 7 giugno 2020

St.Patrick (La sedia sospesa)



(St.Patrick)


Con un giro di chiave si chiude uno spaccato di vita cesellato tra gli angoli più suggestivi del nostro Centro Storico, il St.Patrick.
Ricordo ancora le pareti bianche, essenziali, ricoperte da un manto di seta dove le macchine fotografiche di Massimo erano le uniche protagoniste, loro, capaci di emozionare sempre.
Ivana, che con una raffinatezza unica e inimitabile ha decantato il tempo e i calici con il nettare caro a Bacco, arredando luoghi ed angoli di sapori che intrecciavano ricordi e passioni dimenticate. Mi ha insegnato a sorridere alla vita, alla bellezza, alle persone che rischiavo di non vedere mai più, all’amore che ho custodito nell’anima, alla semplicità delle parole e a tutto ciò che avrei potuto ancora scoprire.
Quante pagine sfogliate nell’album della memoria posto all’ingresso. Parole sussurrate sottovoce che avrebbero preso forma tra le righe scritte come un mood di sottofondo.
Quante storie avranno incontrato per le strade e lasciato all’imbrunire di ogni giorno, quanti gli ospiti invitati a raccogliere emozioni e che spontaneamente trovavano casa, tra le fessure di muretti, tra sassi che ora giacciono tra i pensieri e che segnano il ricordo dentro le pagine di un nuovo libro, tra melodie di un sound sempre ricercato e avvolgente.
La fotografia per Massimo come la cucina per Ivana non erano solo una passione, era l’arte che si esprimeva nei momenti di creatività. Così hanno costruito la dispensa delle loro felicità, dove c’erano le torte, le marmellate, i dolci preferiti dai clienti, i loro sorrisi, i sacrifici di una vita messi sottovuoto, la musica che ci hanno dedicato ed i quadri che ci hanno fatto sognare.
Loro non offrivano solo cibo, offrivano esperienza, offrivano sorrisi, abbracci, offrivano serenità, spensieratezza, uno stato d’animo.
Il loro era un mestiere difficile, fatto di sacrifici e rinunce, ma era il mestiere che hanno scelto e amato, un amore che ha sorvolato cieli e navigato mari con l’audacia e la tenacia di chi ha creduto nella loro peculiare capacità, un’enogastronomia di elezione.
Non tutti sanno cosa c’è dietro a questo amore e non possiamo pretendere che lo si comprenda.
E mentre il mondo riprende la sua corsa, mi sono fermata ad osservare la gente e ho capito che le persone migliori sono come quelle abbiamo conservato nelle cornici della nostra memoria e loro fanno parte di essa.
Le luci del St.Patrick si sono spente e in un archivio infinito di immagini ho ritrovato questa foto ed ho letto la loro storia... quella sedia sospesa nel tempo come le nostre vite ed ho capito che è sempre in una giornata qualunque che accadono cose indimenticabili.

Ad Ivana e Massimo Masci 

@Ettorina

venerdì 4 ottobre 2019

San Francesco



Dedicata ai dimenticati, a quelli che hanno tasche vuote in cappotti pesanti e si ritrovano orfani alla fine dei loro giorni, all'ombra di una cecità emotiva. Dedicata ai maestri di vita che scivolano via senza rumore, a quelli che brillano dietro l’espressione dell’anima e finiscono ingoiati dalla comune grettezza. Dedicata a chi  non ha più battiti regolari e si perde nei ricordi su un candido foglio, in un fazzoletto intriso di gocce di vento e di memorie ferite. 

Dedicata a chi non lascia in eredità moneta, ma emozioni che sappiano volare alte senza ali. 

giovedì 4 luglio 2019

Una monetina per Charlot



E’ fin troppo semplice dimenticare la musica che accompagna una breve villeggiatura al mare; quella che ti segue dal bar all'ombrellone, dal passeggio pre-serale dei bicchieroni colorati alle auto-concerto che sfrecciano fino a notte tarda. Ritmo e musica che per lo più ambiscono al rito della macro aggregazione, dal quale mi sento così lontano, ma senza dubbio efficace alla vendita di un qualsiasi prodotto.
Niente a che vedere con la melodia che mi accompagna nella strada buia verso il viale alberato, e che, sempre più nitida, assorbe tutta la mia attenzione. Le ombre sembrano tornare protagoniste tra le note delicate e intime, mentre di fronte si materializza una figura scura che beneficia di una luccicante vetrina per bimbi.
Ora la melodia trova piena collocazione nei miei ricordi più lontani, delle calde sere di Natale, quando i buoni sentimenti e i toni polverosi del bianco e nero erano inconfondibili vestiti del cinema di Charlie Chaplin.
Le persone transitano per lo più distratte, qualcuno accenna a un sorriso, un gruppetto di giovanissimi irride senza complimenti questa figura a mio avviso così poetica, ma che, nel mio immaginario, sembra pronta a muoversi, anzi di più, nell’imminenza di una grottesca sortita a base di calci e di una inaspettata agilità, non violente, ma chiarificatrici.
Mi avvicino con mia figlia e porgo la monetina, cercando le poche parole giuste da sospirare allo sguardo curioso di lei. Lui risponde dolcemente, con formidabile mimica. Mi sento toccato nelle corde a me più care, quelle fotografiche ad esempio, tanto che chiedo di poter usare la mia fedele compatta. La risposta è una chicca di eleganza e compartecipazione da vedere e rivedere, e così il commiato. Mi allontano ma seguo con lo sguardo la sua invidiabile staticità, con un filo di malinconia, pensando che quella volta a Montmartre il suo collega non era stato così bravo.


(Foto e testo di Michele Ciavarella)

venerdì 22 marzo 2019

Sono presente nell'essenza



Ti ho cercato tra la gente, nel profumo del vento, tra le pieghe delle giacche, tra i cappotti mai indossati, nella cravatte colorate. Ti ho cercato nei fiori di campo che raccoglievi, nelle violette che mettevi nel taschino la domenica mattina, nei colori della primavera, nel profumo di salsedine d’estate, nella musica che adoravi. 
Ti ho cercato nella fragranza di un dopobarba, nello scampanellio di una bici, in una ventiquattrore, nelle fotografie stropicciate tenute in un portafoglio, ti ho cercato tra la gente, ma nessuno ti somigliava e così ti ho riposto tra i ricordi. 
Ti ho messo nel cassetto della memoria, tra le tue penne, i tuoi vinili, i tuoi dipinti, le tue foto, le tue poesie e nell’anello che mi regalasti per i miei diciott’anni e che indosso sempre prima di uscire, sai? Lo metto tutti i giorni e lo metto su un vestito magari inadeguato o nelle tasche di un ricordo quando l'anima ha troppo freddo.
Un giorno fosti tu a cercarmi dicendomi “Io sono presente nell’essenza” ed io dolcemente mi riaddormentai…




martedì 18 dicembre 2018

Quindici anni con il cancro, e non sentirli...


Quindici anni fa in questo stesso istante stavo per uscire da una asettica sala operatoria. 
Il mio cancro venne a trovarmi una sera di dicembre mentre tutti erano pronti ad addobbare alberi natalizi e ad allestire presepi, fu il mio inatteso “regalo” di Natale.
Io e il cancro siamo stati compagni inseparabili, penso uno dei compagni più fedeli che la vita ti metta al tuo fianco.
Insieme abbiamo mangiato, dormito, lui mi osservava mentre baciavo i miei figli, li accompagnavo a scuola, lavoravo, mentre piangevo disperata, mentre andavo al mare. Sì, andavo al mare perché lui, l'intruso, non avrebbe voluto, ma io “trucco e parrucco” non mi arrendevo, ero più forte di lui.
Dopo dieci anni le nostre strade si divisero, la medicina aveva proclamato la sua sconfitta, vivevamo come due separati in casa. Io ero consapevole della sua esistenza e lui della mia, ma ci ignoravamo come due amanti ormai al capolinea.
Mi aveva lasciato cicatrici profonde nel corpo e nell’anima, non avrei mai potuto dimenticarlo del tutto.
Lui mi aveva vista piangere, esultare, soffocare dal dolore. Mi accompagnava come un amico fedele a tutti follow up, insieme ascoltavamo i responsi dei medici, insieme leggevamo i referti. Sentiva che il ticchettio del mio cuore si faceva sempre più pressante, ma non gli interessava nulla, sapeva che non l’avrei potuto abbandonare.
Dopo dieci anni di separazione "consensuale", e a tre anni di distanza dalla proclamata guarigione, in un pomeriggio di giugno tornò ancora più spietato di prima, come quegli amanti che non si rassegnano ad una separazione.
Venne a cercarmi un giorno in cui il cielo si dipingeva dei colori della bandiera italiana. Lo riconobbi subito, aveva le stesse sembianze. Mi sorrise con quel ghigno che solo una iena sa fare, lo guardai, piansi, ma non mi arresi.
Lo sfidai con le armi che la medicina mi offriva, non gli mostrai mai il mio strazio, speravo che anche stavolta avrebbe avuto pietà di me, che mi avrebbe regalato ancora qualche giorno in più da vivere.
Come la prima volta volle infliggere sul mio corpo l’ennesima cicatrice, sembrava un amante geloso che affonda il coltello per ferirti, ti lascia agonizzante, ma non ti uccide. Come in un macabro rituale.
Rientrò nella mia vita sfidandomi, ma non cedetti alle sue lusinghe, lo affrontai a muso duro e lo annientai con i mezzi che la medicina mi offriva. 
Nel "mio" Day Hospital Oncologico dove continuo a fare il miei follow-up, mi dicono che sono simpatica, che sdrammatizzo sempre... sinceramente non mi spaventa la morte, perché ho imparato a conoscerla tanti anni fa e mi sembra così umana da non farmi più paura. 
Ogni volta che sono triste ripenso a quei giorni e i pensieri sembrano diradarsi, divenire meno cupi. Questa esperienza mi ha lasciato un grande insegnamento, che la vita è unica ed irripetibile e abbiamo il dovere di viverla sino in fondo non dando mai nulla per scontato! 

sabato 15 dicembre 2018

Il vento oltre il mare e la terra


Con il senno di poi si costruiranno processi, ma al banco degli imputati nessuna condanna restituirà quelle vite.
Penso a Valter inghiottito con la sua auto da una strada divenuta improvvisamente carta velina in una domenica di un plumbeo novembre. Al suo amico Vincenzo, riuscito miracolosamente a salvarsi e che rimarrà segnato per tutta la vita da un ricordo indelebile fatto di amicizia e di dolore. Penso a Ilaria, la ragazza che per evitare di sprofondare nell'enorme cratere si è buttata fuori strada con la sua auto. Quel cratere che ha sconvolto la sua giovane vita e che la accompagnerà per il resto dei suoi giorni.
E penso che un evento così avrebbe potuto causare conseguenze irreparabili su quel tratto di strada percorso ogni giorno da migliaia di veicoli. 
E poi ripenso a quel triste lunedì di neanche un mese fa, a questo nostro territorio devastato e messo in ginocchio da un tornado. E penso a Nunzio, a Giuseppina, a tutte le persone rimaste senza un tetto.
E poi penso ai vigili del fuoco, alla protezione civile, a tutti i volontari che si sono prodigati per rendere meno pesanti questi giorni difficili da comprendere, penso a Serafino che ci ha lasciati dopo aver compiuto la sua missione di uomo e di volontario.
Penso ai soccorritori che scavano ancora tra le macerie di quella voragine, in quel fiume di fango e detriti e penso che dovrebbero avere un plauso da chiunque li incontri sulla propria strada.
Ho sempre preferito una divisa da vigile del fuoco ad uno smoking pronto a far bella mostra di sé nelle cerimonie e che non ha neanche un lembo di stoffa degli "angeli dei soccorsi".
Guardo quel pezzo di vuoto tra un lembo di strada e l’altra, osservo le terribili immagini e la vicinanza di ognuno di noi è tangibile, in qualsiasi modo la si provi ad esprimere. Le parole sembrano intrappolate nella gola, ma la forza sta nel sentire l’eco che producono attraversando altre strade, e per una strada che crolla si prova con discrezione e rispetto a costruirne un’altra di solidarietà.
La voragine sulla Pontina è l’ennesima dimostrazione che questo Paese ha bisogno di infrastrutture e investimenti. Di quanti morti ci sarà ancora bisogno perché lo si comprenda? 
Una voragine come questa significa una cosa semplice: che la strada era malata, ma nessuno l'ha curata.

















venerdì 17 agosto 2018

Noi siamo Samuele



Mi chiamo Samuele, avrei compiuto nove anni fra pochi mesi se fossi ancora vivo. Alla vigilia di Ferragosto, sul ponte di Genova, mentre ci stavamo recando in Sardegna dai miei nonni, un ponte di cemento si è sbriciolato e come una bomba è esploso tra case, auto e persone. 
Io sono morto insieme a mamma e papà, ma loro non mi hanno lasciato solo sotto quel viadotto, mi hanno abbracciato forte, anzi fortissimo. 
Gli addetti ai soccorsi hanno ritrovato la nostra auto proprio sui binari della ferrovia stracolma di bagagli. Tra un ombrellone avvolto ancora nel cellophane, secchielli e palette, c'era anche un cellulare sul cruscotto che squillava senza sosta, era mia nonna che tentava di mettersi in contatto con mamma, purtroppo senza riuscirci. 
Un amico del mio papà ha riconosciuto il mio pallone coperto dalla polvere delle macerie e ha capito che il vuoto che si era aperto sul ponte ci aveva inghiottito.
Certo è che noi eravamo felici, ma indifesi. 
Mi hanno detto che i profitti ci buttano giù dai ponti, che siamo carne da telegiornale, ma io sono ancora troppo piccolo e non mi permetto di giudicare.
Prima di chiudere gli occhi mi sono raggomitolato tra le braccia dei miei genitori per cercare conforto e ho pensato: “Ma è davvero così brutto questo mondo che sto già per lasciare?” Poi mi sono sentito sollevare e sulla nuvola da cui vi scrivo ho visto che la bellezza c’è ancora. C’è bellezza nel camionista che ha cercato di salvarmi e nel vigile del fuoco che mi ha trovato: è importante essere riconosciuti, avere un nome, significa che sei esistito davvero! 
E ora che non ci sono più vorrei che altri innocenti non muoiano più sotto ponti di cartapesta, solo così non sarò morto invano. 
Mi chiamo Samuele, e ci sono ancora...

mercoledì 9 maggio 2018

Quarant'anni senza Aldo Moro




"...chiedo che ai miei funerali non partecipino né Autorità dello Stato, né uomini di partito. Chiedo di essere seguito dai pochi che mi hanno veramente voluto bene e sono degni perciò di accompagnarmi con la loro preghiera e con il loro amore."

Aldo Moro

venerdì 30 marzo 2018

Frizzi, la tenerezza


La signora di ottantotto anni che piange perché deve salutare Fabrizio Frizzi e dice: "Io sono sola e cenavo sempre con lui".
La tenerezza vera che stringe il cuore e raccoglie in poche parole, in quel volto commosso, tutto.


mercoledì 14 febbraio 2018

San Valentino


Io, il mio San Valentino lo voglio dedicare alle "DONNE" che sono morte per la mano di un "uomo", credendo nell'amore. 🌹

sabato 23 dicembre 2017

A tutti i giovani


A tutti i giovani raccomando:
aprite i libri con religione,
non guardateli superficialmente,
perché in essi è racchiuso
il coraggio dei nostri padri.

E richiudeteli con dignità
quando dovete occuparvi di altre cose.
Ma soprattutto amate i poeti.
Essi hanno vangato per voi la terra
per tanti anni, non per costruirvi tombe,
o simulacri, ma altari.
Pensate che potete camminare su di noi
come su dei grandi tappeti e volare oltre
questa triste realtà quotidiana.

Alda Merini

sabato 18 novembre 2017

La Mafia non è morta




Il 1992 me lo ricordo perfettamente come fosse oggi, prima Falcone, poi un mese dopo, Borsellino. Mi ricordo che quando vidi il funerale in TV e le monetine tirate al Presidente della Repubblica Scalfaro con Parisi al suo fianco, pensai: ABBIAMO PERSO, L'ITALIA NON C'E' PIÙ.

E' il 2017, comunque Giustizia non è fatta. Nulla da celebrare. La Mafia non è morta, è solo morta una persona che non si è mai pentita e che non ha dato nessun contributo alla lotta per debellare la mafia, che è ancora viva e forte. Riina ”Continua a camminare sulle gambe” dei tanti che, dalla Sicilia alla Lombardia, continuano a votare “amici degli amici”, assumere atteggiamenti sordidi nel proprio interesse. Qui non si tratta di crocifiggere la Sicilia. C’è un Paese intero che è complice. Allo Stato non interessa raccontare la verità, ha paura di guardarsi dentro, perché ha tanto da nascondere, perché andava a braccetto con la mafia. Da una parte gli appalti, dall’altra la possibilità di far eleggere un politico, da una parte un favore, dall’altra parte un altro favore.
Oggi lo Stato e tanti politici "festeggiano" la morte di Riina non perché è morto un boss sanguinario, ma perché si è portato nella tomba segreti che avrebbero fatto tremare le fondamenta di questo Paese ed avrebbero potuto scrivere tutta un'altra storia.
Riina s'è portato nella tomba tutti i segreti d'Italia degli ultimi 60 anni.







domenica 22 ottobre 2017

Ti scrivo... in una sera di ottobre dipinta di rosa



 🎀

Cara amica,
non ci sono istruzioni per l'uso, parti dal presupposto che la tua vita cambierà, il trucco è forse pensare che non tutti i cambiamenti sono necessariamente negativi. Io ci sono arrivata dopo lunghi mesi e così ho deciso di scriverti. Ti daranno un prontuario per il malato di cancro....straccialo!!! Non leggere, non lasciarti condizionare dalle statistiche... questo è il tuo viaggio, vivilo! Questo è il tuo tempo... trascorrilo! Mai nella tua vita avrai più tanto tempo per te, fermati e prendi fiato...è un colpo basso, un colpo da cartellino rosso, concediti il tempo di far tornare il respiro, non pensare, cavalca le emozioni e se hai domande... falle! Questo è il tuo tempo...è il tempo della cura, della battaglia, della lotta fino all'ultima goccia di energia, è il tempo in cui puoi scoprire una nuova te che nemmeno pensavi esistesse, una nuova te più forte, più coraggiosa di un leone o del più impavido dei guerrieri. Una te che non ha paura di avere paura, ma che dentro di sé trova anche la capacità di affrontarla, e ricorda... non c'è niente di più dignitoso di chi ammette di averne.
Ci saranno giorni in cui avrai voglia di urlare, di piangere, di spaccare tutto, di scappare...fallo!!! Ci saranno giorni in cui non vorrai vedere o sentire nessuno e giorni in cui invece avrai bisogno del mondo intorno....ascoltati e fai ciò di cui senti il bisogno...non forzarti in nulla! Noi, malate di cancro, abbiamo bisogno della giusta distanza intorno a noi....persone abbastanza vicine da farci sentire il loro calore e il loro supporto, ma non troppo... perché spesso ci sentiamo soffocare. A volte sarai scontrosa, lunatica, antipatica, insopportabile, ma non importa....chi resterà accanto a te sarà chi ti ama veramente... a noi è quasi tutto concesso... possiamo dire tutto e il contrario di tutto... nessuno ti contraddirà. Quando hai capito cosa sta realmente accadendo potrai iniziare il tuo viaggio come il guerriero della luce, un viaggio dentro te stessa, un viaggio di conoscenza, di scoperta, di stupore. 
Non sarà facile, nessuno lo ha mai detto! I primi giorni non capirai bene cosa sta succedendo...analisi, esami, TAC, PET, biopsie, interventi...in poco tempo ne saprai più te che un laureando in medicina...conoscerai i valori che dovresti avere, conoscerai il significato di una BOM o di un CVC.... ti sottoporrai a esami, aghi aspirati, e conoscerai il significato dell'attesa. Ah.... che parola odiosa... l'ATTESA!!! Non è l'attesa del tram o di qualcuno che non arriva...l'attesa vera, quella che leva il sonno, che ti attanaglia la gola e strozza lo stomaco... conoscerai cosa vuol dire attendere un risultato, perché da quel risultato dipende tutta la tua vita...e quando avrai quel foglio in mano ti sembrerà di avere trovato il più grande dei tesori.
Poi inizia il percorso vero, la lotta dura... ci saranno giorni in cui ti sentirai male, in cui starai da cani, così male da non avere la forza di alzarti dal letto e ogni volta dirai "questo è sicuramente il peggiore dei giorni" ...ci saranno giorni in cui non metterai in bocca niente, nemmeno l'acqua o in cui la nausea avrà la meglio e non riuscirai nemmeno a pensare, in cui ti vedrai brutta, trasfigurata, irriconoscibile, gonfia, con un colorito orrendo, in cui penserai che nessuno mai più vorrà starti accanto...potrai perdere chili e chili oppure prenderli...ma sai una cosa? Prendi uno specchio e guarda solo i tuoi occhi...quelli sono sempre uguali, restano il riflesso della tua anima e non cambiano !!! Guardali bene e cerca dentro tutta la forza che hai, la voglia di vivere e di combattere....vedrai niente potrà fermarti!
Ci saranno giorni in cui cominceranno a cascare le prime ciocche di capelli, in cui una macchinetta raderà i pochi che ti saranno rimasti, e sarà brutto, triste, sarà una tremenda violenza ...giorni in cui metterai una parrucca o un foulard o forse niente... in cui dovrai accettare un corpo diverso da quello che hai sempre avuto...non odiarlo, amalo... prenditi cura di esso....conta le tue cicatrici... e vanne fiera... io non vorrei mai nasconderle...sono la prova della mia battaglia.... sono il nostro vessillo, non vergognarti di esse ma vanne fiera!
Ci saranno giorni in cui non avrai più ciglia o sopracciglia, in cui avrai dolori, in cui non sentirai sapori, in cui sentirai che la tua femminilità ti ha abbandonato per sempre... ma i capelli ricresceranno più belli e più forti di prima, forse diversi, ma spunteranno e sarà gioia grande e li toccherai, li accarezzerai, e ti sembrerà una conquista così speciale! E ricresceranno le ciglia e le sopracciglia e il tuo viso tornerà ad essere quello di un tempo... 
Ci saranno giorni in cui dovrai essere abbastanza forte da consolare chi verrà a piangere davanti a te...assurdo, vero? Ma accadrà...sono le persone che ti amano, che soffrono per te e con te... è normale...loro vivono tutto dall'esterno e si sentono impotenti...
Poi arriverà un giorno in cui potrà esserci un'inversione di tendenza... non importa quanto ci vorrà..credici fino in fondo... un giorno in cui ti rialzerai da terra a testa alta dopo aver mangiato la polvere, dopo esserti sentita annientata e distrutta... rialzati, se hai bisogno attaccati a chi hai intorno e se vuoi chiedi aiuto...chiedere aiuto non è una sconfitta, è una conquista! 
Fai le cose che ti piacciono ed elimina tutto il resto...rincorri la tua felicità e vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo...
Io ho scoperto di essere una persona migliore...ho scoperto una me stessa più vera, più bella, più pulita e più sincera...con una grande dignità e una grande forza... non avrei mai pensato di poter ringraziare per questi mesi. Scoprirai uno tsunami d'amore intorno a te....abbandonati ad esso....
Siamo in tante...siamo donne, siamo madri, figlie, sorelle, amiche, non importa l'età, la professione... ci troviamo a combattere contro il drago, e in genere ci hanno raccontato che contro il drago combattono i principi. Beh.....dobbiamo diventare guerriere.....delle splendide guerriere...senza macchia...forse non senza paura... ma con coraggio da vendere!
Ora chiudi gli occhi... fai un respiro...buona vita, amica mia! 
La tua compagna di viaggio......

giovedì 28 settembre 2017

Terracina ed il suo eroe




Gabriele Orlandi

Ti è rimasta un po' di malinconia negli occhi, non farla andar via, per la felicità c'è tempo. Si sopravvive a tutto e si vive lo stesso. Solo un po' meno, sopravvissuti e soli. 
Vedessi che cielo indeciso, diviso a metà tra la voglia di resistere e quella di arrendersi e sgretolarsi fin quaggiù. Non credere mai di essere altro dal cielo, dal mare, dal fuoco. Noi siamo solo attimi di un respiro eterno.
In cielo c'era una nuvola come una freccia, peccato il maestrale l'abbia disfatta. Chissà dove ti stava chiedendo di andare...
Sai benissimo cosa fare eppure lasci che si muova nell'aria a dirigere il vuoto di un'orchestra immaginaria. E poi vedi la stanchezza, la forza, il tempo che corre, le immagini che si sovrappongono, la meraviglia di essere umani.
La difficoltà di trovare un'acqua veramente trasparente, di quelle che puoi vedere il fondo e vedere tutta la vita che c'è.
Gli sguardi persi nel vuoto sono dediche involontarie come quelle fotografie che non guardi più, ma che disegni e ridisegni continuamente nella memoria.
Il sorriso e l'abbraccio scompaiono dopo il click e precaria appare anche la paura.
Dopo l'inquietudine del cielo restavano a galla sul mare i profumi azzurro e smeraldo della quiete..
Parole come ponti di corda sfilacciati tra i silenzi. Non è la tempesta a spaventare, è il silenzio dell'attimo dopo.
L'incredulità ha gli occhi lucidi di chi ha il cuore inchiodato all'ultimo istante, ma guarda altrove. E nel silenzio sii mare profondo...