domenica 25 ottobre 2015

Le correnti contrarie


Ho condotto la mia vita cercando la normalità, la normalità apparentemente tranquilla, mai come ora però, capace di capire i veri amici dai falsi.
Le correnti contrarie, le circostanze amene, a volte giocano a nostro favore, facendo sì che nel momento della debolezza riaffiori la verità, si percepisca quel sentimento spesso celato nella realtà.
La sensibilità non è altro che la conoscenza di sé dei propri limiti, il rispetto per gli altri, della nostra vita in balia della realtà, che si scontra con la verità.
Più si conosce la sensibilità dell'animo umano, più si sarà prudenti a lasciarsi sfuggire di mano la verità. Le persone sensibili sono anche le più umili, un pregio che pochi hanno, ma non sempre si mettono in pratica queste leggi, tanto semplici quanto difficili.

Noi, che ...


Noi, che non dovevamo spostare le lancette ogni sei mesi

sabato 24 ottobre 2015

Strage silenziosa



E’ una delle vicende italiane più vergognose della prima Repubblica, un fatto di assoluta gravità accaduto negli anni ’80 e ’90 e che ha coinvolto un notevole numero di persone. In quel periodo diversi cittadini si ammalarono di epatite o Aids a seguito a trasfusioni di sangue o emoderivati infetti non controllati dal Servizio sanitario nazionale; si parla di circa sessantamila cittadini italiani infettati da trasfusioni di sangue.
Sangue reperito a basso costo, di provenienza illecita e fatto entrare in Italia con il probabile benestare di diverse autorità preposte ai controlli: a seguito di quella sconcertante storia furono in molti a finire sul banco degli imputati in qualità di indagati tra questi anche l'allora direttore del servizio farmaceutico Duilio Poggiolini e il ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, con capi d’accusa vari tra i quali anche epidemia colposa. 


Duilio Poggiolini

I volti di De Lorenzo e Poggiolini, da tempo, sono scomparsi dalle cronache dei giornali. Il primo, in maniera sprezzante, veniva definito, in piena Tangentopoli, Sua Sanità, il secondo il boss della malasanità. Poggiolini,  ancora oggi insignito dell’onorificenza di grande ufficiale, quando venne arrestato e portato nel carcere di Poggioreale era il direttore del servizio farmaceutico del ministero e decideva, in accordo col ministro, il prezzo dei farmaci. A farne le spese i cittadini onesti, le persone malate, inconsapevoli di essere sotto una cupola che tutto controllava con lo scopo di arricchirsi. Poggiolini venne arrestato dopo due settimane di latitanza. I giornali, in quei giorni, erano pieni di cronache sulle mazzette, ma l’attenzione finì tutta su di lui, anche perché gli vennero sequestrate contestualmente quantità di denaro impensabili.  Ma la guardia di finanza il tesoro lo trovò quando andò a perquisire casa Poggiolini: c’erano banconote nascoste all’interno delle poltrone e dei divani. Banconote, ma non solo. Nella cassaforte c’erano lingotti d’oro ed oltre ai lingotti dalla cassaforte saltarono fuori monete antiche, Ecu, medaglie, sterline, rubli, dollari, pesos, fermacarte, accendini, penne, timbri, persino biglietti da visita, tutto esclusivamente d'oro. Oro massiccio.
Carcere, Poggiolini, non ne fece molto. Sette mesi. Poi venne trasferito agli arresti domiciliari. Nonostante i 45 capi d’accusa contestati , sparì l’associazione per delinquere e la sentenza definitiva lo condannò a 4 anni e mezzo. Alla fine ulteriori due anni vennero cancellati dall’indulto, il resto della pena la scontò prestando opera ai servizi sociali. 
 
Francesco De Lorenzo

Decisamente più complessa la figura dell’ex ministro Francesco De Lorenzo, condannato per tangenti in via definitiva a cinque anni di carcere. Andò a consegnarsi e disse: “Mi ritengo un prigioniero politico”. De Lorenzo veniva da una vita accademica di tutto rispetto, studi in Italia e negli Stati Uniti, riconoscimenti internazionali in campo scientifico, ma anche soprannominato il viceré di Napoli: per un decennio almeno fu lui a comandare. Non c’erano sindaci, né assessori. C’era De Lorenzo, che aveva iniziato la sua carriera politica come consigliere comunale. Nella vicenda Mani Pulite entrò in maniera prepotente. Venne arrestato la prima volta con cento capi d’imputazione contestati.Tra lui e Poggiolini stabilirono un singolare record: 145 capi d’imputazione in due. Ma mentre Poggiolini ha ammesso le sue responsabilità, De Lorenzo ha sempre negato ogni addebito, nonostante le condanne definitive. Il “Prigioniero politico” non ha mai abbandonato la scena: prima ha lavorato alla comunità di don Gelmini, poi quando scoprì di essere malato fondò un’associazione di persone colpite dal cancro. Vive a Napoli. Ma da tempo non lo chiamano il viceré. Né sua Sanità.


Ci sono delitti commessi spudoratamente e mai puniti, perché la Giustizia non crea una sua istituzione parallela, che invece punisca i colpevoli appurati.
Chi ha voluto scientemente denunciare la sua condizione e quella di tutti coloro che sono caduti in questa guerra non dichiarata che ha lasciato migliaia di vittime sul campo mettendoci la faccia ha fatto anche a nome nostro una denuncia politica a tutti i politici, politicanti, passati e presenti capaci solo a vendere parole che si perdono sempre al vento. I parenti delle vittime di questa strage di Stato, oltre che il rimpianto per una giustizia terrena che sembra sempre più utopia, provano indignazione,  uno stato d'animo che gli italiani onesti hanno esaurito ormai da troppo tempo.


lunedì 19 ottobre 2015

Carboni ardenti

Mino Damato

Mino Damato, noto giornalista, associato spesso alla sua corsa sui carboni ardenti, ma sarebbe indecoroso da parte nostra ricordarlo solo per questo.
Mino era molto di più, era un uomo capace di mettersi contro i potenti. E' stato uno tra i pochi a tentare di far capire quante responsabilità avesse lo stato italiano per lo scandalo del sangue infetto. I venditori di morte avevano colpito anche sua figlia, una bellissima bimba rumena,  morta di Aids prima del grande Mino, ma questo non gli ha impedito di trasformare il suo dolore in un’opera di bene.
Non tutti sanno che gravi malattie quali l’Aids o le epatiti si sono verificate per colpa di assurde complicità con alcune cause farmaceutiche capaci di lucrare sulla salute di questi poveri bambini.
Avventura, Racconta la sua storia, In viaggio tra le stelle, Domenica In, sono solo alcune delle sue trasmissioni, ma Mino è stato un giornalista atipico capace di farsi trasportare dalle emozioni, incapace di pensare solo all’audience. Quando hanno tentato di coinvolgerlo nel vano tentativo di far emergere lo scandalo del sangue infetto disse: "Ci sono storie che vanno nascoste all’opinione pubblica e questa è una di queste". Non si carpiva in lui rassegnazione, ma rabbia per la nostra indolenza di popolo che si illude di essere uno tra i più civili di Europa, restandolo, però, solo sul ricordo. Tra i drammi indagati da Damato  si citano quelli dell'assurdità delle guerre, che lui ha testimoniato in prima persona, e quelli individuali che lo hanno portato a scegliere con amore assoluto la sorte dei bambini meno privilegiati.
Damato ha molto vissuto da esploratore e pioniere mediatico, scientifico e anche politico e si è esposto al giudizio e alle critiche, spesso ingiuste, che vengono indirizzate solo a chi non vive di conformismo e banalità. Ha sempre indicato una strada davanti a sé. Non tutti hanno avuto il coraggio di seguirla. La sua solitudine è stata un segno distintivo di questi tempi aridi. 
Andare oltre con coraggio, determinazione e passione è l'esempio che ha lasciato a tutti noi. Qualunque sia la meta da raggiungere, anche quella più desiderata, ci sono viaggi che vorresti non finissero mai. Per Mino e per tutti quelli che gli hanno voluto bene questo viaggio non ha avuto mai fine. L’unico modo per ricordarlo è aiutandolo nel suo sogno.