È il sogno di tutte le bambine e forse pensavamo che storie così non
potessero più capitare invece, guardando il cielo dalla propria casa, è ancora
possibile scoprire una stella.
domenica 6 settembre 2015
sabato 5 settembre 2015
Il calcolo è miope
Al politico di turno va il "plauso" per la sponsorizzazione dell’integrazione
tra strutture pseudo assistenziali e il "mondo di mezzo", per la promozione di un percorso
assistenziale e la gestione dell'esodo migratorio e non degli esodati.
Il politico, scevro da ogni sorta
di pregiudizio, ha forse rimosso che soggetti presenti in tale progettualità
hanno contribuito se non determinato lo svuotamento di una società non astratta.
Si pensava di offrire orientamento e accessibilità ai servizi, ma poi come troppo spesso capita per le
cose belle, l’idea iniziale ha perso "pezzi" svuotandosi delle sue funzioni, anzi
quasi snaturandosi.
Cosa sia successo, vorrei che qualcuno dia risposte, perché si fa fatica a capirlo, perché l’opinione pubblica ha bisogno di certezze, di
trasparenza, di coerenza e non di mere “promesse”.
La scelta dell'italiano "sano" è una scelta diversa, perché
non conosce strategie e compromessi e ripone speranze nella solidarietà attraverso
la coerenza, che cerca risposte concrete e che ha voglia di cambiare, ma che non condivide il metodo di chi dietro un
senso di appartenenza politica cerca di minare gli equilibri come fosse
l’ultimo anelito di un parassita. Il
principio cardine è seguire l’esempio ma soprattutto dare l’esempio. Il calcolo è miope se non si seguono segnali di
cambiamento.
giovedì 3 settembre 2015
Ah, che sarà
AH, CHE SARA'
Oh, che sarà, che sarà
che vanno sospirando nelle alcove
che vanno sussurrando in versi e strofe
che vanno sospirando nelle alcove
che vanno sussurrando in versi e strofe
che vanno combinando in fondo al buio
che gira nelle teste, nelle parole
che accende le candele nelle processioni
che va parlando forte nei portoni
e grida nei mercati che con certezza
sta nella natura nella bellezza
quel che non ha ragione
né mai ce l'avrà
quel che non ha rimedio
né mai ce l'avrà
quel che non ha misura
Oh, che sarà, che sarà
che vive nell'idea di questi amanti
che cantano i poeti più deliranti
che giurano i profeti ubriacati
che sta sul cammino dei mutilati
e nella fantasia degli infelici
che sta nel dai-e-dai delle meretrici
nel piano derelitto dei banditi
Oh, che sarà, che sarà
quel che non ha decenza
né mai ce l'avrà
quel che non ha censura
né mai ce l'avrà
quel che non ha ragione
Ah che sarà, che sarà
che tutti i loro avvisi non potranno evitare
che tutte le risate andranno a sfidare
che tutte le campane andranno a cantare
e tutti gli inni insieme a consacrare
e tutti i figli insieme a purificare
e i nostri destini ad incontrare
persino il Padreterno da così lontano
guardando quell'inferno dovrà benedire
quel che non ha governo
né mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna
né mai ce l'avrà
quel che non ha giudizio
che gira nelle teste, nelle parole
che accende le candele nelle processioni
che va parlando forte nei portoni
e grida nei mercati che con certezza
sta nella natura nella bellezza
quel che non ha ragione
né mai ce l'avrà
quel che non ha rimedio
né mai ce l'avrà
quel che non ha misura
Oh, che sarà, che sarà
che vive nell'idea di questi amanti
che cantano i poeti più deliranti
che giurano i profeti ubriacati
che sta sul cammino dei mutilati
e nella fantasia degli infelici
che sta nel dai-e-dai delle meretrici
nel piano derelitto dei banditi
Oh, che sarà, che sarà
quel che non ha decenza
né mai ce l'avrà
quel che non ha censura
né mai ce l'avrà
quel che non ha ragione
Ah che sarà, che sarà
che tutti i loro avvisi non potranno evitare
che tutte le risate andranno a sfidare
che tutte le campane andranno a cantare
e tutti gli inni insieme a consacrare
e tutti i figli insieme a purificare
e i nostri destini ad incontrare
persino il Padreterno da così lontano
guardando quell'inferno dovrà benedire
quel che non ha governo
né mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna
né mai ce l'avrà
quel che non ha giudizio
Ivano Fossati
martedì 1 settembre 2015
I fiori non possono difendersi
E vorrei che lo Stato, i responsabili
morali si siedano su quella veranda di quella casa sulle colline di una
cittadina catanese chiamata Palagonia, e vorrei che sappiano scorgere tra il
verde del boschetto e l'azzurro tenue di un lembo di mare quelle vittime inermi
di un governo latitante, che sappiano dare risposte alla mattanza perpetrata, figlia
dell’inefficienza e dell’ignavia, figlia di questi tempi senza dignità. Vorrei
che il rimorso si imprima nelle coscienze degli autori come una fotografia in
bianco e nero tatuata sulla loro pelle e gli appaia indelebilmente come l’istante
del loro addio. Quando penso a questa immagine avverto un senso di impotenza
mista a indignazione e cerco di comprenderne il significato. E nella ricerca di
dare una spiegazione emergono due sensazioni. Quella negativa d'essere in balia
nelle mani di sconosciuti che cercano di soddisfare crudeltà intrinseche nella loro
idea di “non cultura”, che vagano in balia di un governo privo di misure cautelari e colmo di spilli arrugginiti
che pungono, infettano come fossero presagi di una resistenza senza difesa. Ma
questa sensazione di negatività come vaso comunicante da un atrio all'altro del
cuore interagisce con quell’ansia di legalità orfana di mani rassicuranti che ci
ignorano nel medesimo istante in cui ci sentiamo figli di un Dio minore e
vittime di un’umanità corrotta, insudiciata dall’indifferenza.
Tra le persiane socchiuse un sottile filo
di luce dorato si posa sulle mani consumate dagli anni lasciando un pulviscolo
che ricorda la polverina di certe fiabe magiche, ma nulla di magico c’è, perché
in questa fiaba l'orco cattivo non muore e nemmeno i buoni sopravvivono.
Vincenzo e Mercedes ora li accompagna la voce di una canzone che viene da un vecchio giradischi, si confonde con i commenti che riempiono la strada nel pomeriggio di un assolato agosto, colmo di ricordi che svaniscono nella storia inalterata della nostra povera Italia senza istituzioni, né insegnamenti. Mi inchino di fronte a questi due pensionati barbaramente uccisi dopo una vita di sacrifici in una terra ormai quasi straniera o meglio irriconoscibile.
Vincenzo e Mercedes ora li accompagna la voce di una canzone che viene da un vecchio giradischi, si confonde con i commenti che riempiono la strada nel pomeriggio di un assolato agosto, colmo di ricordi che svaniscono nella storia inalterata della nostra povera Italia senza istituzioni, né insegnamenti. Mi inchino di fronte a questi due pensionati barbaramente uccisi dopo una vita di sacrifici in una terra ormai quasi straniera o meglio irriconoscibile.
E non vorrei false bandiere issate su
una terra senza più patrie, ma quel nuovo Francesco che si sedesse su quel
balcone assolato accanto alle loro anime e ricordasse all’umanità che i fiori
non vanno calpestati, perché i fiori non possono difendersi.
lunedì 31 agosto 2015
Candle on the wind
Lady Diana
CANDLE ON THE WIND
Addio Norma Jean
Sebbene non abbia mai avuto modo di conoscerti
Tu portavi la grazia con te
Mentre quelli intorno a te annaspavano
Si affannavano fuori dalle pareti della tua casa
E sussurravano nel tuo cervello
Ti hanno condotto alla routine
E ti hanno fatto cambiare il tuo nome
E mi sembra che tu abbia vissuto la tua vita
Come una candela nel vento
Senza mai sapere a chi attaccarti
Quando la pioggia cadeva
E io vorrei averti conosciuta
Ma io ero solo un ragazzino
La tua candela si è consumata molto prima
Che la tua leggenda possa mai finire
La solitudine era dolorosa
Il ruolo più duro che tu abbia mai dovuto recitare
Hollywood ha creato una celebrità
E la sofferenza è stato il prezzo che tu hai pagato
Persino quando sei morta
La stampa ha continuato a braccarti
Tutto quello che i giornali avevano da dire
Era che Marylin era stata trovata nuda
Addio Norma Jean
Dal ragazzo nella ventiduesima fila
Che ti vede come qualcosa di più che un (oggetto)
sessuale
Molto di più che la nostra solita Marilyn Monroe
Elton John
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