lunedì 22 maggio 2017

Le vite in una fotografia

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino


Ogni fotografia ha una vita. Ogni fotografia ha una storia. Ogni fotografia conserva in sé una memoria. E se ha una vita ha anche un giorno in cui è nata e quel giorno è il suo compleanno.
E siccome per un fotografo le fotografie sono come dei figli, delle creature a cui resti legato per sempre, proprio per questo non dimenticherà mai la loro data di nascita. Quando le ha scattate, dove, perché e la vita che hanno vissuto. A volte questi ricordi vanno oltre la semplice memoria visiva ma coinvolgono anche gli altri sensi. Le immagini possono possedere anche odori, suoni, parole.
Oggi è il compleanno di una mia fotografia, ma non un semplice compleanno, un quarto di secolo, una data tonda, importante che non è possibile dimenticare o far passare inosservata. 25 anni di vita in cui è stata consegnata, come fa uno staffettista con il testimone, da generazione in generazione. Dai nonni ai nipoti nelle famiglie, da professori a studenti nelle scuole. Un flusso continuo che dal 27 marzo del 1992 ha percorso ininterrottamente l’Italia. L’Italia che ha deciso di ribellarsi alla mafia, di abbandonare la cultura mafiosa di seguire l’esempio della legalità.
L’italia che ha adottato, come fossero amici di famiglia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
E’ un venerdì pomeriggio di fine marzo e dal Giornale di Sicilia arriva la richiesta di un servizio su un incontro in cui si parlerà di “Mafia e Politica”. Un avvenimento non molto interessante dal punto di vista visivo ma ci sono personaggi importanti, che mi interessa fotografare per il mio archivio, perché sono personaggi di cui si parla molto sui giornali nazionali e allora come a volte succede può venir fuori una bella foto, interessante e che potrei usare al di là dell’assegnato di quella sera. Arrivo con il solito anticipo e comincio a fare qualche fotografia ai vari relatori e agli ospiti, anche essi di tutto rispetto. Poco dopo comincia la discussione, ma Giovanni Falcone non è ancora arrivato e tra i vari bisbiglii che emergono tra l’illustre platea non manca qualche appunto critico nei confronti del “solito Giovanni”. Ad un certo punto arriva il “ritardatario”, saluta i suoi compagni di tavolo, e si accomoda accanto al suo vero amico Paolo Borsellino.


Giovanni Falcone e Paolo Borsellino


Prima un intervento poi un altro e la discussione va avanti regolarmente sui temi prestabiliti e io, non avendo altro posto possibile, mi piazzo ad un lato del tavolo dei relatori e attendo, ascolto e attendo. Dovrà succedere qualcosa, almeno lo spero, un gesto, un’azione, qualcosa che mi consenta di realizzare un bel ritratto in barba alla monotonia tipica dei convegni.
Ad un tratto quel qualcosa che avevo sperato succede, Falcone e Borsellino si avvicinano, Giovanni dice qualcosa a Paolo, sicuramente non parlano dei temi del dibattito, deve essere una battuta ma non ho tempo per capire; devo avvicinarmi, devo mettermi davanti a loro, inquadrare, mettere a fuoco e scattare. In quel preciso istante, un 60esimo di secondo della mia Nikon F3 si materializza una foto, un sorriso, una spontaneità, una rilassatezza, una complicità, un senso di amicizia che mai mi era successo di vedere prima tra questi due uomini. La foto è veramente bella e se n’è accorta anche una signora seduta in prima fila, la moglie di un altro magistrato collega di Giovanni e Paolo, che nel momento in cui esplode il lampo del mio flash dice compiaciuta “che bella foto avrà fatto quel fotografo”. Forse era vero ma io ancora non lo sapevo, perché il digitale ancora non c’era e per essere sicuro sarei dovuto andare in camera oscura a sviluppare il rullino.


Giovanni Falcone e Paolo Borsellino


Quella signora aveva proprio ragione, la foto era bella, era comunicativa e composta bene pronta per essere pubblicata. In realtà piacque molto anche al redattore capo il quale, appena la vide disse, “bella foto Tony, la useremo sicuramente, ma non questa sera. Oggi usiamo quest’altra. Mettila in archivio, vedrai che nei prossimi giorni la useremo”.
E questo ho fatto, io giovanissimo fotografo a colloquio con un esperto e bravo redattore capo prendo alla lettera il suo consiglio e conservo in archivio la bella foto.
A volte le fotografie hanno destini strani, inimmaginabili. A volte nascono, poi muoiono e poi rinascono. La mia fotografia di Giovanni e Paolo ha avuto tante vite.
La prima vita è quella che ricordo oggi, il suo compleanno, il giorno in cui è stata impressionata per sempre sull’argento della mia pellicola.
Poi rimane al buio di un classificatore del mio archivio ma solo per poco tempo perché il 23 maggio, 57 giorni dopo averla scattata, la mafia aziona il telecomando che fa saltare in aria l’autostrada uccidendo Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della loro scorta. Pochissimi giorni dopo, sollecitato dal mio collega e amico Mike Palazzotto, nonostante fossimo impegnatissimi in quelle giornate frenetiche, rimetto le mani nell’archivio e recupero i negativi di quella fotografia. Ne stampo alcune copie e le spedisco all’agenzia Sintesi, che a quei tempi distribuiva le mie foto per la stampa nazionale ed internazionale. Loro, come si faceva una volta, prendono le stampe e le portano in giro per diversi quotidiani e settimanali i quali, anch’essi colpiti per la particolarità della fotografia, l’acquistano e la conservano nei loro archivi. Questa è la seconda vita.
La terza vita arriva curiosamente ancora 57 giorni dopo, ovvero il 19 luglio. Un altro telecomando aziona il tritolo che uccide Paolo Borsellino e la sua scorta. Quando alcuni giornali nazionali cercano nel loro archivio una foto di Borsellino trovano quella, la foto dei due amici uccisi da cosa nostra. “La foto”, l’immagine che racchiude in sé la sintesi quasi perfetta di ciò che la mafia aveva fatto in meno di due mesi, e la pubblicano.
Da questo momento in poi diventa un susseguirsi di pubblicazioni, di fotocopie, di manifesti, di magliette, di lenzuoli portati dalla gente durante le manifestazioni, nei cortei, nelle catene umane. Ma anche manifesti affissi e poi strappati nelle strade strette di Corleone. La fotografia prende vita e si trasforma in memoria collettiva, suggestioni, pensieri, condivisioni, fino a diventare icona.



Oggi quella fotografia celebra il suo compleanno.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

(Tony Gentile - Fotografo)

martedì 16 maggio 2017

I miei non sono spigoli


Adesso devo scrivere. Perché funziona così. 
Mi aggrappo all'unica cosa che mi tiene saldata in terra. È solo quando te ne vai, che capisci davvero quanto sei stata importante per gli altri. Come quelle conquiste che hanno tutto un sapore diverso, perché sai che le hai raggiunte solo con le tue forze. 

I miei non sono spigoli. Sono cicatrici incise con precisione chirurgica. 
Alle volte il destino è quella cosa che ti sbuca davanti e non sai cosa rispondergli. Ma i fogli sono luoghi troppo deboli per reggere certe storie e allora il destino te le scrive sulla pelle.

martedì 25 aprile 2017

25 APRILE


Qui vivono per sempre 
Gli occhi che furono chiusi alla luce 
Perché tutti li avessero aperti 
Per sempre alla luce. 
[Ungaretti]
 
 Con l'uniforme del padre morto. Italia, San Vito, Gennaio 1944


 Lettere alla famiglia lontana. Termoli, Italia, Novembre 1943



venerdì 21 aprile 2017

Champs Elysees


 
Il mio dolore è amaro
la mia tristezza profonda
E vi sono sepolto
come un uomo nella tomba
Flaubert
Parigi - Champs Elysees







   










venerdì 31 marzo 2017

Elogio a Fausto Mesolella


 Io e Fausto Mesolella
 
Addio Fausto Mesolella,
non potrò mai dimenticare la grandezza di un uomo che tra le corde della sua chitarra spandeva nell'aria ritmi assolutamente inimitabili. Un grande uomo, prima che un grande musicista di una nobiltà d'animo tipica solo delle poche e belle persone che ho conosciuto nel campo artistico.
Mi hai regalato il tuo abbraccio in una serata estiva, abbracciando virtualmente la mia città, Terracina.
Io, come umile interprete questa bella cittadina, mi sono fatta promotrice di un sogno, quello di averti con noi come in un "sogno di mezza estate". 

GRAZIE FAUSTO


Fausto Mesolella


Ci sono cose che ciascuno di noi si porta dentro, invisibili. E poi succede che una mattina ti svegli e scopri che un artista di prestigio internazionale come Fausto Mesolella ci ha lasciati per sempre, e allora quelle emozioni si risvegliano improvvisamente, incautamente.
Non dimenticherò mai quella serata magica e coinvolgente in cui Fausto ci accompagnò con il suono della sua chitarra in uno dei più coinvolgenti viaggi emozionali che solo lui con il suo pathos sapeva trasmettere.
La piazza era gremita per il concerto di Fausto, chitarrista, compositore e arrangiatore, componente della Piccola Orchestra Avion Travel, vincitore del Premio Ennio Morricone, collaboratore di artisti del calibro di Andrea Bocelli, Bono degli U2, Gianna Nannini, Fiorella Mannoia.
In quella notte magica si sono susseguite le note dei più celebri brani dalla musica, da quella classica ai temi per colonne sonore di film, , da “Pavane” a “Libertango” da “Imagine” a “O sole mio”.Due ore sintesi di un percorso che, attraverso il solo suono della sua chitarra ci ha raccontato la storia del compositore.
Un musicista completo quanto schivo, con quella signorile discrezionalità propria di coloro che all'apparenza preferiscono la sostanza.
Una grande festa, uno scrosciare di applausi e commozione per uno spettacolo che è andato al di là di ogni aspettativa per quel chitarrista dotato di personalità ed alto spirito artistico, accompagnato dalla sua chitarra “insanguinata” come lui stesso amava definire.
Credo che tutti noi dobbiamo ringraziare Fausto Mesolella per averci regalato un'idea di "cultura", fotografando con la sua arte il valore di quell’humus, simbolo del patrimonio dell'umanità.
Onorata di averti conosciuto,
Ettorina


 Terracina - 25 luglio 2014


 Fausto Mesolella


 Fausto Mesolella


 Fausto Mesolella


 Fausto Mesolella


Fausto Mesolella


Fausto Mesolella


Fausto Mesolella


 
Fausto Mesolella

Foto: Francesco Petrilli


Accordi di chitarra lassù nel cielo...

giovedì 9 marzo 2017

Le Donne Donne



Ci sono le Donne.
E poi ci sono le Donne Donne. E quelle non devi provare a capirle, sarebbe una battaglia persa in partenza. Le devi prendere e basta e non darle il tempo di pensare. Devi spazzare via quelle paure che ti sapranno confidare una volta sola, una soltanto, a bassa, bassissima voce. Perché si vergogna delle proprie debolezze e, dopo avertele raccontate, si tormenteranno in un'agonia lenta e silenziosa, al pensiero che, scoprendo il fianco e mostrandosi umane, fragili e bisognose per un piccolo attimo, vedranno le spalle voltarsi e passi allontanarsi.
Amale indifese e senza trucco, perché non sai quanto gli occhi di una donna possano trovare scudo dietro un velo di mascara.
Amale addormentate, un po' ammaccate quando il sonno le stropiccia.
Amale sapendo che non hanno bisogno, sanno bastare a loro stesse. Ma, appunto per questo sapranno amare te come nessuna.

martedì 7 marzo 2017

Innocenti evasioni

 Lucio Battisti all’Assemblea degli studenti Cattolici Popolari
 Milano, febbraio 1975


L'ultima esibizione "live" di Lucio Battisti all’Assemblea degli studenti Cattolici Popolari a Milano nel febbraio 1975 ribalta completamente quanto si sapeva dell’attività live di Battisti e la sua (non più ultima) esibizione a Teatro 10.
Purtroppo non si hanno i dati completi relativi alle canzoni eseguite, ma dalla foto inserita, presa da un articolo di giornale si può azzardare l’ipotesi che si sia trattata di un’esibizione voce e chitarra (il chitarrista in foto sembra essere Mario Lavezzi).